Con la chitarra elettrica la vita è facile: la colleghi all’ingresso Hi-Z della tua interfaccia audio e ottieni un segnale pulito e perfetto ogni volta. Con l’acustica, invece, non ci sono scorciatoie: serve un microfono, e serve saperlo usare.
La buona notizia? Non ti servono uno studio professionale né una collezione di microfoni costosi. Con un solo microfono ben posizionato puoi ottenere registrazioni di chitarra acustica pizzicata di ottima qualità, anche in casa. Vediamo come, in tre passi.
Cosa ti serve
- Una chitarra acustica (con corde in buono stato — corde vecchie = suono spento, e nessun microfono può farci niente)
- Un microfono a condensatore cardioide, a diaframma piccolo o grande: è la scelta ideale per l’acustica, sia per i livelli sonori in gioco sia per la ricchezza timbrica dello strumento
- Un’interfaccia audio con alimentazione phantom (+48V, necessaria per i condensatori)
- Un’asta microfonica
- Una stanza silenziosa
🔗 [Vedi la categoria del blog sui microfoni] 🔗 [Vedi invece la categoria in merito alle schede audio]
Passo 1: posiziona il microfono nel punto giusto
on la chitarra elettrica la vita è facile: la colleghi all’ingresso Hi-Z della tua interfaccia audio e ottieni un segnale pulito e perfetto ogni volta. Con l’acustica, invece, non ci sono scorciatoie: serve un microfono, e serve saperlo usare.
La buona notizia? Non ti servono uno studio professionale né una collezione di microfoni costosi. Con un solo microfono ben posizionato puoi ottenere registrazioni di chitarra acustica pizzicata di ottima qualità, anche in casa. Vediamo come, in tre passi.
Cosa ti serve
- Una chitarra acustica (con corde in buono stato — corde vecchie = suono spento, e nessun microfono può farci niente)
- Un microfono a condensatore cardioide, a diaframma piccolo o grande: è la scelta ideale per l’acustica, sia per i livelli sonori in gioco sia per la ricchezza timbrica dello strumento
- Un’interfaccia audio con alimentazione phantom (+48V, necessaria per i condensatori)
- Un’asta microfonica
- Una stanza silenziosa
🔗 [SPAZIO LINK AMAZON — microfono a condensatore consigliato] 🔗 [SPAZIO LINK AMAZON — interfaccia audio consigliata]
Passo 1: posiziona il microfono nel punto giusto

Il picking sull’acustica può essere molto delicato, quindi dovrai alzare parecchio il gain dell’ingresso microfonico. E un gain alto amplifica tutto: il traffico fuori, il frigorifero, il vicino che guarda la TV. Prima regola, quindi: chiudi porte e finestre e registra nel momento più silenzioso della giornata.
Ora, il posizionamento. L’istinto di tutti i principianti è puntare il microfono dritto sulla buca. Errore classico: la buca è il punto da cui esce la maggior parte delle basse frequenze, e microfonandola direttamente ottieni un suono rimbombante e sbilanciato.
Punta invece il microfono verso il punto in cui il manico incontra il corpo (indicativamente il 12°-14° tasto): è lì che trovi l’equilibrio migliore tra corpo, definizione e brillantezza.
Parti con il microfono a circa 30 cm dalla chitarra e fai una registrazione di prova.
Passo 2: ascolta e aggiusta distanza e angolazione

Riascolta il test e chiediti: che suono sto cercando?
Vuoi più stanza o meno stanza? La distanza del microfono decide quanta “aria” entra nella registrazione:
- A circa 1 metro dalla chitarra, il suono della stanza diventa molto presente. Se l’ambiente suona bene, può essere un vantaggio: ottieni un suono organico e naturale, come se il chitarrista fosse lì nella stanza con chi ascolta.
- Avvicinando il microfono, invece, escludi progressivamente l’ambiente e ottieni una ripresa asciutta e “perfetta”, ideale se in fase di mix vuoi aggiungere tu riverbero, delay o chorus a piacere.
In un home studio con una stanza non trattata acusticamente, quasi sempre conviene la seconda strada: meglio una ripresa asciutta a cui aggiungere un bel riverbero digitale, che il rimbombo della cameretta stampato per sempre nella take.
Vuoi un suono più scuro o più brillante? Qui entra in gioco l’angolazione: inclina leggermente il microfono verso le corde basse per un suono più caldo e corposo, o verso le corde alte per più brillantezza e definizione. Piccoli spostamenti fanno grandi differenze: sperimenta.
Passo 3: elimina i rumori indesiderati (e registra tutto in una sessione)

Con il microfono vicino alla chitarra, ogni minimo rumore finisce nella registrazione. Ecco i nemici da neutralizzare:
- Movimenti del chitarrista. La posizione del microfono rispetto alla chitarra è estremamente sensibile: se chi suona ondeggia o si sposta, il timbro cambia da un momento all’altro. Invita il chitarrista (o te stesso) a stare il più fermo e costante possibile — a meno che tu non stia cercando volutamente un’estetica lo-fi e “sgangherata”.
- Scricchiolii e fruscii. La chitarra che si muove sul ginocchio, la tracolla che scivola: rumori piccoli dal vivo, enormi in cuffia.
- Orologi, bracciali, anelli. Zona vietata assoluta. Qualsiasi cosa possa urtare o strisciare contro le corde o la cassa va tolta prima di iniziare. Sembra banale, ma è l’errore che rovina più take in assoluto.
Ultimo consiglio, forse il più importante: registra tutte le take che ti servono nella stessa sessione. Riposizionare microfono e chitarrista esattamente nello stesso modo in un secondo momento è praticamente impossibile — anche pochi centimetri di differenza si sentono. Quindi non chiudere la sessione finché non hai in cassaforte tutto quello che ti serve: strofe, ritornelli, raddoppi ed eventuali riserve.
Riassunto rapido
- Condensatore cardioide puntato dove il manico incontra il corpo, a 30 cm, in una stanza silenziosa
- Distanza = quantità di ambiente; angolazione = equilibrio timbrico
- Zero rumori (fermi, niente gioielli) e tutte le take in un’unica sessione
Con queste tre regole e un solo microfono sei già in grado di portare a casa tracce acustiche pulite e professionali. Quando vorrai fare il passo successivo, potrai esplorare le riprese stereo con una coppia di microfoni matched — ma questa è un’altra guida.




