Suno perde in tribunale contro GEMA: cosa cambia per la musica generata dall’IA

10/08/2026
4 minuti di lettura

Il settore della musica generata dall’intelligenza artificiale ha vissuto una delle sue battaglie legali più significative: GEMA, la società tedesca per i diritti d’autore (l’equivalente della SIAE italiana), ha vinto una causa cruciale contro Suno, una delle piattaforme più note per la generazione musicale tramite IA. A pochi giorni dalla sentenza, il CEO di Suno è intervenuto pubblicamente per limitare i danni d’immagine, annunciando alcune novità sulla piattaforma.

La sentenza: Suno ha addestrato i suoi modelli su musica protetta senza licenza

Un tribunale regionale di Monaco ha stabilito che Suno ha addestrato illegalmente i propri modelli di intelligenza artificiale su brani musicali rappresentati da GEMA, senza mai ottenere una licenza né corrispondere alcun pagamento ai titolari dei diritti.

Tra i brani utilizzati senza autorizzazione figurano Forever Young degli Alphaville e Daddy Cool dei Boney M. Secondo il tribunale, l’uso di questi brani da parte di Suno viola sia il diritto d’autore tedesco che quello statunitense.

Si tratta di una vittoria particolarmente rilevante perché crea un precedente: da ora in avanti, le aziende di IA dovranno acquisire una licenza per utilizzare qualsiasi brano del repertorio GEMA. La sentenza avrà inoltre effetti anche fuori dai confini europei, ponendo le basi per rivendicazioni simili da parte di altre società di gestione collettiva dei diritti, incluse quelle statunitensi.

Suno dovrà ora risarcire i danni, anche se l’ammontare esatto non è stato ancora stabilito. L’azienda ha comunque annunciato di voler contestare la sentenza, dichiarando in un comunicato: “Non siamo d’accordo con la sentenza di oggi, che si basa su una fondamentale interpretazione errata di come funziona la nostra tecnologia, di come viene utilizzata e di come si applica la legge statunitense” e di essere “in fase di valutazione di tutte le opzioni disponibili, incluso il ricorso in appello”.

Non è la prima sconfitta legale in Germania

Non è la prima volta che GEMA porta a casa una vittoria contro un colosso tecnologico: lo scorso novembre, la società aveva già vinto una causa contro OpenAI, accusata di aver violato la legge tedesca utilizzando testi musicali protetti per addestrare ChatGPT.

Questa nuova sentenza, però, è considerata ancora più significativa perché riguarda direttamente il core business di GEMA: la licenza della musica eseguibile. Resta da vedere come questa decisione influenzerà le altre battaglie legali in corso contro Suno, tra cui quella intentata nel 2024 da Universal Music Group e Sony Music Entertainment per “violazione massiva” del copyright (che coinvolge anche il rivale Udio), e quella separata avviata dalla società di raccolta danese Koda.

Il CEO di GEMA, il Dr. Tobias Holzmüller, ha commentato: “Oggi la Corte ha chiarito un punto fondamentale: i modelli di IA costruiti su proprietà intellettuale rubata non godono di alcuna protezione legale.” Ha inoltre sottolineato come i fornitori di servizi IA debbano “pagare licenze piuttosto che servirsi gratuitamente delle opere dei nostri membri”.

Anche il consiglio di GEMA, nella persona del Dr. Ralf Weigand, ha parlato di un precedente importante non solo per i suoi oltre 100.000 membri, ma per i creatori di tutto il mondo, sottolineando come ora sia possibile far valere questi diritti anche negli Stati Uniti.

La britannica PRS (l’equivalente inglese di GEMA) ha accolto con favore la sentenza, esprimendo pubblicamente il proprio sostegno a GEMA.

La risposta di Suno: watermark, limiti ai download e “principi chiari”

A pochi giorni dalla sentenza, Suno ha pubblicato sul proprio blog un post intitolato “How We’re Building The Future of Music Responsibly” (“Come stiamo costruendo il futuro della musica in modo responsabile”), nel tentativo evidente di contenere i danni reputazionali.

Nel post, il CEO Mikey Shulman afferma che l’azienda segue “un chiaro insieme di principi”, sempre “radicati nel supporto all’artisticità e alla creatività”. Tra le novità annunciate:

  • l’introduzione di un sistema di watermark sui brani generati sulla piattaforma;
  • limiti ai download, pensati per impedire la distribuzione massiva dei brani generati sulle piattaforme di streaming.

Shulman prova inoltre a smarcare Suno da ogni responsabilità riguardo alla crescente quantità di contenuti musicali generati dall’IA di scarsa qualità (“slop”) che sta invadendo le piattaforme di streaming, scrivendo: “La maggior parte della musica che le persone realizzano su Suno ha un significato profondo” — citando come esempio una ninna nanna per un figlio, una canzone per un partner o un brano creato per preservare un ricordo. Secondo Shulman, questo tipo di utilizzo personale sarebbe “fondamentalmente diverso” dall’uso della tecnologia generativa per esportare contenuti in massa.

Cosa manca nella risposta di Suno

Nel comunicato non c’è alcun accenno a un tema molto atteso dagli artisti: quali brani siano stati effettivamente usati per addestrare i modelli di Suno, né come gli autori e i compositori potrebbero essere equamente compensati per l’utilizzo delle loro opere. La promessa piuttosto vaga di Shulman — “l’IA dovrebbe aiutare le persone a creare qualcosa di nuovo, non a imitare il lavoro di qualcun altro” — difficilmente potrà bastare a placare le proteste del settore.

Va inoltre ricordato che, secondo dati emersi in precedenza da una fuga di informazioni, Suno avrebbe raccolto milioni di brani da piattaforme come YouTube, Deezer e librerie musicali stock, alimentando ulteriormente i dubbi sulla trasparenza dell’azienda.

Cosa aspettarsi ora

Suno resta ancora in attesa di conoscere l’ammontare esatto dei danni da risarcire nel caso tedesco, mentre continua a fronteggiare la causa legale intentata da Universal Music Group e Sony Music Entertainment per presunta violazione massiva del copyright.

La sentenza di Monaco rappresenta comunque un punto di svolta: per la prima volta, un tribunale ha stabilito con chiarezza che l’addestramento di modelli di IA su opere protette, senza licenza né compenso, non è protetto dalla legge. Le mosse di Suno — watermark e limiti ai download — sembrano più un tentativo di gestione dell’immagine pubblica che una risposta concreta alle richieste di trasparenza e remunerazione avanzate da autori ed editori.


Il settore della musica generata dall’IA è in continua evoluzione: nuove sentenze e nuove policy potrebbero arrivare nelle prossime settimane.

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