Nuova tempesta sul mondo della musica generata con l’intelligenza artificiale, e ancora una volta al centro c’รจ Suno, la piattaforma di AI musicale piรน popolare (e piรน contestata) del momento.
Secondo un’inchiesta pubblicata dalla testata 404 Media il 16 luglio 2026, e basata su dati sottratti da un hacker, Suno avrebbe raccolto milioni di brani, testi e podcast da diversi servizi online per addestrare i propri modelli generativi. Tra le fonti indicate compaiono YouTube Music, Deezer, Genius e numerose librerie di musica stock.
Cosa dicono i dati trafugati
Il materiale รจ stato consegnato a 404 Media da un hacker noto con lo pseudonimo Ellie.191, che sarebbe riuscito ad accedere a porzioni di codice sorgente di Suno risalenti al 2023 e al 2024. I file descriverebbero l’enorme portata dell’operazione di raccolta dati:
- oltre 2 milioni di clip musicali provenienti dalla sola YouTube Music;
- circa 113.000 ore di materiale da YouTube Music e 62.000 ore dalla libreria stock Pond5;
- oltre 12.000 ore da Deezer e circa 17.600 ore da Genius;
- versioni a cappella di brani presenti su YouTube, utilizzate per addestrare i modelli di generazione vocale;
- un tentativo di scaricare circa un milione di ore di podcast tramite il servizio PodcastIndex.
Numeri che, se confermati, darebbero una dimensione concreta a quello che le major discografiche contestano da tempo nelle aule di tribunale.
Le cause legali e la posizione di Suno
Suno, lanciata nel 2023, ha superato i due milioni di abbonati paganti e ha recentemente raccolto oltre 400 milioni di dollari di finanziamenti, con una valutazione di 5,4 miliardi. Ma la crescita vertiginosa procede in parallelo con una serie di battaglie legali, a partire dalla causa per violazione di copyright intentata nel 2024 dalle major rappresentate dalla RIAA, che accusa l’azienda di aver copiato decenni di registrazioni musicali su scala enorme, aggirando anche le protezioni tecniche di YouTube tramite lo “stream ripping”.
La difesa di Suno non รจ mai cambiata: l’azienda ha ammesso in passato di aver addestrato i propri modelli praticamente su tutta la musica di qualitร reperibile sul web aperto, sostenendo perรฒ che questo utilizzo rientrerebbe nel fair use previsto dal diritto d’autore statunitense. Il CEO Mikey Shulman ha paragonato l’addestramento dell’AI a un ragazzo che impara a scrivere canzoni rock ascoltando ossessivamente il rock. Interpellata da 404 Media sull’hack, l’azienda ha ribadito di aver usato file musicali pubblicamente accessibili su siti di terze parti e di voler aiutare le persone a creare musica originale, non a replicare quella altrui.
Un settore che si muove su due binari
La vicenda si inserisce in un quadro in rapida evoluzione. A novembre 2025 Warner Music รจ stata la prima delle tre grandi major a chiudere la propria causa con Suno, trasformandola in un accordo di licenza: gli utenti potranno generare musica AI usando voci, nomi e immagini solo degli artisti che daranno esplicito consenso, mantenendo il pieno controllo sull’uso delle proprie opere.
Sul fronte opposto, a febbraio 2026 la coalizione Artists For An Ethical and Sustainable Internet ha lanciato la campagna “Say No To Suno”, accusando la piattaforma di aver costruito il proprio business sul lavoro degli artisti, raccogliendo la produzione culturale mondiale senza permesso per poi competere proprio contro le opere sfruttate.
Curiosamente, la notizia dell’hack รจ arrivata negli stessi giorni in cui Suno ha annunciato una nuova integrazione per iPhone che permette di generare brani direttamente dall’app Messaggi con prompt testuali o vocali.
Perchรฉ la notizia riguarda anche chi fa home recording
Per chi produce musica in casa, questa storia non รจ solo cronaca tech. Tocca temi molto concreti: il valore del catalogo musicale come materiale di addestramento, la protezione delle proprie tracce caricate su piattaforme di streaming e librerie stock, e il futuro dei compensi per i creatori indipendenti. Se anche le librerie stock come Pond5, dove molti home producer pubblicano le proprie tracce, sono finite nei dataset, la questione riguarda direttamente chi vive (o arrotonda) con le proprie produzioni.
La partita legale sul fair use รจ ancora aperta, ma una cosa รจ certa: il confine tra “imparare dalla musica” e “copiare la musica” sarร uno dei temi decisivi dei prossimi anni per tutta l’industria.




