Native Instruments e AG Cook lanciano Super*Saw: il supersaw diventa un synth plugin firmato

21/07/2026
2 minuti di lettura

Cosa succede quando uno degli architetti del pop contemporaneo decide di ripensare il supersaw? La risposta arriva da Native Instruments, che ha appena annunciato Super*Saw, un nuovo soft synth sviluppato insieme ad AG Cook, produttore candidato ai Grammy, artista solista e fondatore dell’etichetta PC Music, conosciuto soprattutto per il suo lavoro con Charli XCX, Caroline Polachek e Beyoncé.

Dal Roland JP-8000 all’hyperpop

Il punto di partenza è uno dei suoni più riconoscibili della musica elettronica: il supersaw, ottenuto sovrapponendo più onde a dente di sega leggermente scordate tra loro. È il timbro brillante e aggressivo che ha definito la trance degli anni ’90 e dei primi 2000, reso celebre dall’oscillatore Super Saw del Roland JP-8000, e che AG Cook ha trasformato in un marchio di fabbrica delle sue produzioni hyperpop.

L’obiettivo dichiarato di Native Instruments è spingere questo suono oltre i suoi limiti originali, trasformando una tecnica di produzione tradizionalmente laboriosa (stratificare e accordare decine di saw a mano) in un flusso di lavoro rapido e creativo, capace di passare da armonie lussureggianti a dissonanze metalliche, da lead “ravey” a glide impossibili.

Come è fatto Super*Saw

Il cuore del synth sono due banchi di oscillatori indipendenti da 16 saw ciascuno, chiamati Swarm 1 e Swarm 2. Dal pannello Swarms si regola il numero di oscillatori attivi e si interviene su intonazione, panning e ampiezza di ogni singola onda, mentre tre controlli Motion aggiungono modulazione applicata individualmente a ciascun oscillatore.

Al centro dell’interfaccia c’è il Morpher, un pad XY che permette di fondere in tempo reale quattro stati di patch diversi posizionati agli angoli della griglia; per chi ama le sorprese, due icone a dado generano patch casuali all’istante. Nello stesso pannello trovano posto l’inviluppo di ampiezza e il filtro, assegnabile a ciascuno Swarm separatamente, con pendenze a 2 o 4 poli, modalità low-pass, band-pass e high-pass e keytracking.

Sul fronte della polifonia, Super*Saw offre 8 voci con modalità mono, unison e poly-unison. Il menu Voice Control include detune e larghezza stereo per l’unison, oltre a controlli di glide particolarmente sofisticati: è possibile impostare tempi di portamento indipendenti per ognuna delle otto voci e modellarne il contorno con un controllo Shape.

La sezione di modulazione comprende cinque sorgenti assegnabili a un numero illimitato di parametri: un LFO sincronizzabile al tempo (applicabile per voce o globalmente), due inviluppi ADSR sensibili alla velocity, la mod wheel e l’interessante sezione Voice Offset, otto fader che permettono di sfalsare il valore di qualsiasi destinazione di modulazione voce per voce. Completano il quadro tre effetti integrati (chorus, delay e riverbero) e un’ampia libreria di preset in pieno stile AG Cook: bassi, lead, pad, pluck e soundscape.

Perché è interessante per l’home recording

Per chi produce in casa, Super*Saw è interessante per due motivi. Il primo è pratico: ricreare un vero supersaw stratificato richiede normalmente molte istanze, molto CPU e molta pazienza, mentre qui tutto avviene in un unico strumento pensato per quel suono specifico. Il secondo è stilistico: è un’occasione per portare nelle proprie produzioni il carattere sonoro che si sente nei dischi di Charli XCX e Caroline Polachek, senza dover fare reverse engineering delle patch.

Resta da capire come si comporterà rispetto ai soliti sospetti della sintesi virtual analog (Serum 2, Vital, Phase Plant), ma un synth “monotematico” fatto così bene, e con una firma del genere, ha tutte le carte per ritagliarsi il suo spazio.

Per maggiori informazioni raggiungi il sito del produttore.

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